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"IL
GRUPPO CHE TUA MADRE DICEVA DI NON FREQUENTARE"
Solidarietà a chi lotta anche per te: Cosenza 2 febbraio 2008
Dedicato alla città e a tutti coloro che hanno reso possibile tutto ciò senza ipocrisia e senza ma...qualcosa sta per accadere...mi raccomando non ditelo a nessuno: prossimamente su questo sito p.... paura e chiama la questura!!!
Questa città merita di più, ma non di altri “professori” della cultura e della politica, quelli bastano…..!!!
Non abbiamo bisogno di polemiche sterili da parte di alcuni saputelli che hanno la presunzione e l'arroganza di avere sempre in tasca una "medicina" migliore per questa terra martoriata.
Queste persone che non avendo coraggio, visibilità e legittimità, componenti fondamentali di una democrazia partecipata (fino a prova contraria), si nascondono dietro le quinte di uno spazio virtuale o fisico e rilasciano invettive, interviste ed altro, senza capire che è arrivato il tempo del "fare", di pianificare e costruire un percorso condiviso e serio, che serva soprattutto alle future generazioni.
Questa è la sfida da raccogliere, la battaglia morale da portare avanti, da lasciare in eredità ai nostri figli.
Si perché la sfida è a medio e lungo termine e non deve basarsi sul fatto che nella nostra città manchi una insignificante discoteca per soddisfare una frustrazione interiore mai sopita, ma sullo scolpire la “corteccia” che ricopre le nostre coscienze affinché queste risalgano in superficie per meglio ossigenarsi, visto che oramai sono affondate nella totale indifferenza propria del terzo millennio.
Occorre ricostruire rapporti di relazioni valoriali all’interno di spazi e contenitori sociali che siano di tutti e non di pochi privilegiati, dove la gente ritrovi il gusto di uno scambio culturale civile anche serrato ed appassionato per sentirsi ancora in vita.
Penso alle molteplici attività culturali di svago e volontariato svolte da associazioni sul territorio come l’arciBLOB (cucina, cucito, arti e mestieri, dialetti, ballate, canti e gemellaggi con paesi e culture diverse, attività dunque legate alla storia ed alle tradizioni popolari della nostra città di mare).
Io credo che solo sacrificando le nostre ambizioni e le nostre aspettative individuali, come hanno fatto per noi a loro modo spesso sbagliando(per il troppo amore manifestato) le nostre madri ed i nostri padri.
Da loro dobbiamo raccogliere lo spirito, la forza di volontà, i sani principi e valori morali, qualità da fondere con le nostre conoscenze ai fini di un’applicazione pragmatica rispetto al contesto attuale, per raggiungere obiettivi importanti finalizzati a progetti di grande respiro e soprattutto alla costruzione di una società migliore, cosa ancora possibile dopo la sconfitta di quella della globalizzazione e del liberismo economico, società basata sui “consumi” e che ha portato alla deriva dei nostri giorni, fatta di miseria morale ed economica.
Don Milani di Barbiana affermava: “Sortire tutti insieme è la politica”, la politica con la “P” maiuscola.
Io partirei da qui.
Arturo Suriano appartenente alla “famigerata brigata” degli Stragglers84Amantea, gruppo che negli anni ’80 e 90, ha cercato di interpretare questa filosofia nel bene e nel male.
Solo questo spiega perché in una città, si ricordi ancora con nostalgia e molto più di altro, la storia un gruppo di ragazzi e “non” di diversa estrazione sociale e culturale legati dall’amore per una squadra di calcio e la sua maglia, che dalla seconda categoria arrivò in eccellenza rappresentando all’epoca motivo di grande orgoglio visto anche la pochezza della politica di quegli anni.

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Se
siete in possesso di foto degli Stagglers '84 Amantea potete spedirle,
insieme ad un articolo, via e-mail all'indirizzo di posta elettronica STRAGGLERS84AMANTEA@vodafone.it.
Il materiale servirà per la costruzione di un
sito web, che possa raccontare non solo la storia di un "gruppo
ultras" degli anni '80 e '90, ma soprattutto possa contribuire a
spiegare come il fenomeno ultras con le sue "contraddizioni",
nel tempo, non sia stato altro che il monito alla sovrapposizione del
disagio che nel frattempo si stava diffondendo dal centro alle periferie
delle città senza distinzione di classe. La "curva" insomma
come laboratorio, spazio fisico autonomo ed autentico, da dove esprimere
i propri disagi, non sempre con i modi opportuni, e la propria
contrarietà alla società che li aveva prodotti. La società
globalizzata dei consumi, delle idee e del vapore, che da tempo va
affermandosi con i suoi plus-profitti individuali e con i suoi drammi
collettivi, da Novi Ligure a Padova passando per Sesto San Giovanni...Può
darsi che si provi una grande euforia quando cadono i muri di fuori ...
E' grande l' insicurezza quando si debbono abbattere i muri di dentro.
Vorrei che questo nuovo inizio evitasse lutti e dolori a tutti".
Christa Wolf
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